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miei fratelli massoni giurano sul sangue di essere pronti a sacrificare tutto per il prossimo e non versano nemmeno un rublo alla colletta per i poveri, e intanto aizzano l'Astrea contro i Cercatori della Manna Celeste e brigano per il vero tappeto scozzese e per un atto il cui significato è ignoto perfino a chi lo ha scritto, e che non serve a nessuno. Tutti noi professiamo la legge cristiana del perdono delle offese e dell'amore per il prossimo, la legge in seguito alla quale abbiamo eretto a Mosca quaranta volte quaranta chiese e ieri è stato fustigato a morte un uomo che fuggiva e il ministro di quella stessa legge di perdono e di amore, il prete, prima dell'esecuzione ha dato da baciare la croce al soldato.»   
   Così pensava Pierre, e quella generale menzogna, da tutti riconosciuta, per quanto vi fosse abituato ogni volta lo sorprendeva come se fosse stata una cosa nuova. «Io comprendo questa menzogna e questa confusione,» pensava, «ma come dir loro tutto ciò che comprendo? Ci ho provato e ho sempre constatato che, nel profondo dell'anima, loro comprendono le stesse cose che comprendo io, ma si sforzano di non vederle. E allora, vuol dire che bisogna fare così! Io però dove vado a rifugiarmi?» pensava ancora Pierre. Egli sperimentava quell'infausta capacità di molti, e soprattutto fra i russi, di vedere e di credere nella possibilità del bene e della giustizia e di vedere nello stesso tempo troppo chiaramente il male e l'inganno per trovar la forza di fare qualcosa. Ogni campo di attività si associava, per lui, col male e con l'inganno. Qualunque cosa si provasse a essere, a qualunque cosa si accingesse, il male e la menzogna lo respingevano e gli impedivano ogni forma di attività. E, d'altra parte, bisognava pur vivere, bisognava pur occuparsi di qualcosa. Era terribile sentirsi oppresso dalla presenza di quei problemi insolubili ed egli si abbandonava alle distrazioni soltanto per dimenticarli. Frequentava tutte

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