suo nipote, il generale Čatrov, vecchio compagno d'armi del principe e, fra i giovani, Pierre e Boris Drubeckoj. Gli ospiti attesero il principe in salotto.
Boris, che era arrivato in licenza a Mosca proprio in quei giorni, aveva espresso il desiderio di esser presentato a Nikolaj Andreič e aveva saputo a tal punto attirarsi la sua benevolenza, che il principe per lui aveva fatto un'eccezione dato che non ammetteva giovani scapoli in casa sua.
La casa del principe non era ciņ che si chiama «il gran mondo», ma un piccolo circolo del quale in cittą non si parlava ma in cui era oltremodo lusinghiero essere accolti. Boris lo aveva capito una settimana prima, quando Rastopčin aveva detto in sua presenza al comandante in capo che lo invitava a pranzo per il giorno di san Nicola, che non poteva andarci, e aveva aggiunto:
«Quel giorno vado sempre a venerare le reliquie del principe Nikolaj Andreič.»
Il piccolo gruppo raccolto prima di pranzo nel salone dall'alto soffitto, con i vecchi mobili ormai gił di moda, assomigliava alla corte di un tribunale riunita in seduta solenne. Tutti tacevano o, se parlavano, lo facevano a bassa voce. Il principe Nikolaj Andrejč apparve, serio e taciturno. La principessina Mar'ja sembrava ancor pił timida e silenziosa del solito. Gli invitati le si rivolgevano solo per educazione, perché si rendevano conto che lei non era in vena di chiacchierare. Soltanto il conte Rastopčin reggeva il filo della conversazione, raccontando le ultime novitą politiche e cittadine.
Lopuchin e il vecchio generale solo a tratti prendevano parte alla conversazione. Il principe Nikolaj Andreič ascoltava come un giudice