supremo ascolta un rapporto; solo ogni tanto lasciava capire, col silenzio o con un breve commento, di prender atto di ciò che gli veniva riferito. Dall'andamento della conversazione si capiva che nessuno dei presenti approvava ciò che avveniva nel mondo politico russo. Si parlava di avvenimenti che confermavano in modo palese come tutto andasse sempre peggio; ma, nell'esposizione di fatti o nella formulazione di giudizi, colpiva il fatto che l'interlocutore si fermava o veniva fermato ogni volta a un limite oltre il quale il giudizio non poteva riferirsi se non all'augusta persona dell'imperatore.
A pranzo il discorso cadde sull'ultima novità politica: l'usurpazione da parte di Napoleone dei domìni del duca di Oldenburg e la nota russa, ostile a Napoleone, inviata a tutte le corti d'Europa.
«Bonaparte si comporta con l'Europa come un pirata su una nave presa all'arrembaggio,» disse il conte Rastopèin, ripetendo una frase che aveva già pronunciato in varie altre occasioni. «Ciò che stupisce è la pazienza, o forse la cecità dei sovrani. Ora è la volta del Papa e Bonaparte senza più nessun ritegno vuole abbattere il capo della religione cattolica. Eppure tutti tacciono! Soltanto il nostro imperatore ha protestato contro l'usurpazione dei domini del duca di Oldenburg. Eppure...» qui il conte Rastopèin tacque, sentendo d'aver raggiunto quel limite oltre il quale non si poteva spingere il proprio giudizio.
«Gli hanno offerto altri domini al posto di quelli di Oldenburg,» disse il principe Nikolaj Andreiè. «Come se io trasferissi i miei contadini di Lysye Gory a Boguèarovo e a Rjazan': lui fa lo stesso coi granduchi.»
«Le duc d'Oldenbourg supporte son malheur avec une force de caractère et une résignation admirable,» commentò Boris, entrando col dovuto rispetto in quel discorso.