Infatti, passando da Pietroburgo aveva avuto l'onore di esser presentato al duca. Il principe Nikolaj Andrejè guardò il giovanotto come se avesse voluto dirgli qualcosa, ma poi cambiò idea, reputandolo troppo giovane per quella degnazione.
«Ho letto la nostra protesta sulla questione dell'Oldenburg e sono rimasto stupito dalla pessima formulazione della nota,» disse il conte Rastopèin col tono noncurante di chi giudica una circostanza che conosce assai bene.
Pierre lo guardò con ingenuo stupore, non riuscendo a capire come mai la cattiva formulazione di una nota potesse preoccuparlo tanto.
«Non è forse privo d'importanza lo stile della nota,» disse,» se il contenuto è energico?»
«Mon cher, avec nos 500 mille hommes de troupes, il serait facile d'avoir un beau style,» disse il conte Rastopèin.
Pierre comprese perché il conte Rastopèin si preoccupasse dello stile in cui era redatta la nota.
«A quanto pare, oggi ci sono fin troppi scribacchini,» disse il vecchio principe. «A Pietroburgo tutti scrivono; e non solo note, scrivono anche nuove leggi. Il mio Andrjuša ha scritto per la Russia un intero volume di leggi. Oggi tutti scrivono!» e scoppiò in una risata innaturale.
La conversazione s'interruppe per un momento; tossicchiando, il vecchio generale attrasse l'attenzione su di sé.
«Avete sentito cos'è accaduto a Pietroburgo, alla rivista militare? Come si è fatto conoscere, il nuovo ambasciatore francese!»
«Come? Sì, ne ho sentito parlare; pare che abbia fatto una grossa gaffe alla presenza dell'imperatore.»
«Sua maestà gli ha fatto notare la nostra divisione dei granatieri e la