marcia di parata,» proseguì il generale, «ma pare che l'ambasciatore non l'abbia degnata nemmeno di uno sguardo e si sia permesso di dire che, da loro in Francia, non fanno caso a simili quisquilie. L'imperatore non s'è degnato di rispondergli. Anzi, si dice che a un'altra rivista Sua maestà non gli abbia rivolto la parola nemmeno una volta.»
Tutti tacquero; era impossibile esprimere un giudizio su quell'episodio, dato che coinvolgeva la persona stessa dell'imperatore.
«Temerari!» esclamò il principe Nikolaj Andrejè, «Conoscete Métivier? Oggi l'ho buttato fuori di casa. Era venuto qui, lo avevano lasciato entrare sebbene avessi pregato di non far entrare nessuno,» continuò, dopo aver rivolto un'occhiata iraconda a sua figlia.
Riferì l'intero colloquio col medico francese e le ragioni per le quali si era convinto che Métivier fosse una spia. Sebbene queste motivazioni fossero del tutto insufficienti e poco comprensibili, nessuno mosse obiezioni.
Con l'arrosto servirono lo champagne. Gli invitati si alzarono dai loro posti e brindarono alla salute del vecchio principe. Gli si avvicinò anche la principessina Mar'ja.
Egli le lanciò un'occhiata fredda e malevola e le porse la guancia rugosa e sbarbata. Tutta l'espressione del suo volto le diceva che la conversazione di quella mattina non era stata dimenticata, che la sua decisione era ancora valida e che se ora rinunciava a ripeterglielo, era soltanto per rispetto alla presenza degli ospiti.
Quando passarono in salotto per prendere il caffè, i vecchi sedettero in gruppo.
Il principe Nikolaj Andreiè si fece più animato ed espresse la sua opinione a proposito della guerra imminente.