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come consigliarmi!»   
   «Voi lo sposereste?» domandò Pierre.   
   «Dio mio, conte! Ci sono dei momenti in cui sposerei chiunque,» esclamò a un tratto la principessina Mar'ja, con le lacrime nella voce, e lei stessa ne fu sorpresa. «Ah, com'è penoso amare una persona che ci è vicina e sentire che... non si può,» proseguì con voce tremante, «non si può far nulla per lei se non darle dolore; e quando si sa che a tutto questo non si può trovare un rimedio, allora non resta che una cosa: andarsene. Ma io dove potrei andare?»   
   «Che cosa dite mai! Che avete, principessa?»   
   Ma la principessina, senza finire il suo discorso, scoppiò a piangere.   
   «Non so che cosa mi succede oggi. Non badate a me, dimenticate ciò che vi ho detto.»   
   L'allegria di Pierre era svanita. Preoccupato, egli prese a interrogare la principessina; la pregò di dirgli tutto, di confidargli le ragioni del suo dolore; ma lei continuava a ripetere che scordasse quanto aveva detto, che già non se ne ricordava più e che non provava alcun dolore, fuorché quello che già lui conosceva: il dispiacere che il matrimonio del principe Andrej minacciasse di metterlo in disaccordo col padre.   
   «Avete notizie dei Rostov?» domandò poi, per cambiare discorso. «Mi hanno detto che presto saranno qui. Aspetto anche André di giorno in giorno. Vorrei proprio che si incontrassero qui.»   
   «E adesso lui come vede la cosa?» domandò Pierre, alludendo con quel lui al vecchio principe.   
   La principessina Mar'ja scosse il capo.   
   «Che cosa si può fare? Ormai mancano solo pochi mesi allo scadere dell'anno. E questo non può essere. Vorrei soltanto risparmiare a mio

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