licenza volgeva al termine. Egli passava dai Karagin l'intera giornata e ogni giorno, ragionando fra sé, si diceva che l'indomani avrebbe fatto la sua dichiarazione. Ma in presenza di Julie, guardando quella sua faccia accesa e quel mento quasi sempre cosparso di cipria, quegli occhi languidi e quell'espressione che denotava sempre la prontezza a passare di colpo dalla malinconia a un'estasi artificiosa all'idea stessa della felicità coniugale, Boris non si sentiva di pronunciare la parola decisiva, anche se nella sua immaginazione già da un pezzo ormai si considerava padrone delle tenute di Penza e di Nižnij Novgorod e disponeva l'impiego dei loro redditi. Julie si accorgeva dell'indecisione di Boris e a volte era tentata di pensare che gli era odiosa; ma subito l'amor proprio femminile le offriva il modo di consolarsi, ed ella si diceva che era soltanto l'amore a renderlo timido. La melanconia di Julie cominciava tuttavia a trasformarsi in irritazione, e poco prima della partenza di Boris, ella mise in atto un piano decisivo. Proprio mentre la licenza di Boris volgeva al termine, a Mosca e, beninteso, nel salotto di casa Karagin, fece la sua comparsa Anatol' Kuragin; allora Julie, abbandonando improvvisamente la melanconia, si fece tutta allegra mostrandosi piena di attenzioni con Anatol'.
«Mon cher,» disse Anna Michajlovna al figlio, «je sais de bonne source que le Prince Basile envoie son fils à Moscou pour lui faire épouser Julie. Io voglio così bene a Julie che mi dispiacerebbe per lei. Tu cosa ne pensi, caro?»
Boris si sentì offeso all'idea di restare con tanto di naso, di aver perduto senza costrutto quel mese di gravoso e melanconico servizio accanto a Julie e di veder finire nelle mani di un altro i redditi delle tenute di Penza, che nella sua immaginazione aveva già distribuito e