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   «Ah, signorina,» si mise a dire, «signora contessina... contessina Rostova, se non mi sbaglio... vi prego di scusare, di scusare... non sapevo, signorina. Dio sa se io non sapevo che ci avreste onorati di una vostra visita, andavo da mia figlia vestito coaì. Vi prego di scusare... Dio sa che non lo sapevo;» ripeté in modo così innaturale, così sgradevole, sulla parola «Dio», che la principessina Mar'ja se ne rimase ad occhi bassi non osando guardare né suo padre né Nataša.   
   Anche Nataša, che dopo essersi alzata in piedi era tornata a sedere, non sapeva come comportarsi. Solo mademoiselle Bourienne sorrideva con aria affabile.   
   «Vi prego di scusare, veramente! Dio sa che non lo sapevo,» bofonchiò il vecchio, e dopo aver squadrato Nataša dalla testa ai piedi, uscì dalla stanza.   
   Mademoiselle Bourienne fu la prima a ricomporsi dopo quell'apparizione e prese a parlare della cattiva salute del principe. Nataša e la principessina Mar'ja si guardavano in silenzio, e, più si guardavano, così in silenzio, senza dire ciò che avrebbero voluto, tanto più sentivano aumentare l'antipatia dell'una verso l'altra.   
   Quando il conte tornò, Nataša se ne rallegrò scortesemente e si affrettò ad andarsene: in quel momento quasi odiava quella vecchia, arida principessina che l'aveva messa in una situazione così imbarazzante e passare mezz'ora con lei senza dire una parola sola del principe Andrej.   
   «Non potevo essere io la prima a parlarne, in presenza di quella francese,» pensava.   
   La principessina Mar'ja, intanto, si tormentava per lo stesso motivo. Sapeva bene che cosa avrebbe dovuto dire a Nataša, ma non aveva potuto farlo, sia perché mademoiselle Bourienne gliel'aveva impedito, sia perché

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