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trattavano in modo così riguardoso. Egli sorrise ammiccando allegramente e puntò un piede contro la ribalta.   
   «Come si assomigliano, fratello e sorella!» osservò il conte. «E come sono belli, tutti e due!»   
   šinšin a bassa voce prese a riferire al conte di un certo intrigo di Kuragin a Mosca, al quale Nataša tese l'orecchio proprio perché lui aveva detto di lei che era charmante.   
   Il primo atto terminò; nel parterre tutti si alzarono, si mischiarono e cominciarono a muoversi avanti e indietro.   
   Boris venne nel palco dei Rostov, accettò le felicitazioni con molta semplicità e, sollevando le sopracciglia, con un sorriso distratto trasmise a Nataša e a Sonja la preghiera della sua fidanzata di voler presenziare alle nozze; quindi uscì. Nataša chiacchierò con un sorriso allegro e civettuolo e si felicitò con lui per il suo matrimonio, sebbene fosse la stessa persona di cui un tempo era stata innamorata. Nello stato di ebbrezza in cui si trovava tutto le sembrava semplice e naturale.   
   Hélène era seduta vicino a lei e sorrideva a tutti nello stesso modo. Sorrise nello stesso modo anche Nataša a Boris.   
   Il palco di Hélène si era riempito e, dalla parte del parterre, era attorniato dagli uomini più importanti e intelligenti, i quali parevano fare a gara per mostrare a tutti che erano suoi conoscenti.   
   Durante tutto l'entr'acte Kuragin era rimasto in piedi insieme con Dolochov davanti alla ribalta, guardando sempre il palco dei Rostov. Nataša sapeva che parlava di lei e questo le dava piacere. Si voltò, perfino, in modo che si vedesse bene tutto il suo profilo nella posizione che secondo lei era più favorevole. Prima che cominciasse il secondo atto, nel parterre apparve la figura di Pierre, che i Rostov non avevano ancora

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