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visto dopo il loro arrivo. Il suo volto era triste ed egli era ingrassato ancora da quando Nataša lo aveva visto per l'ultima volta. Senza badare a nessuno, Pierre s'inoltrò verso le prime file. Anatol' gli si avvicinò e prese a dirgli qualcosa, guardando e indicando il palco dei Rostov. Quando ebbe vista Nataša, Pierre si rianimò e mosse rapidamente, passando attraverso le file, verso il loro palco. Qui giunto, vi si appoggiò con i gomiti e parlò a lungo, sorridendo, con Nataša. Durante la sua conversazione con Pierre, Nataša udì nel palco della contessa Bezuchova una voce maschile, e chissà come, riconobbe Kuragin. Si volse e incontrò i suoi occhi. Quasi sorridendo, egli la guardava dritto negli occhi con uno sguardo di così tenera ammirazione, che pareva strano essergli così vicino, guardarlo così, essere così sicura di piacergli senza tuttavia conoscerlo di persona.   
   Al secondo atto sulla scena si vedevano dei monumenti antichi, mentre un buco nel telone raffigurava la luna; le luci sulla ribalta erano state velate per mezzo di paralumi. Trombe e contrabbassi presero a suonare in tonalità basse, e da entrambi i lati della scena uscirono innumerevoli persone avvolte in mantelli neri. Queste persone cominciarono ad agitare le braccia, e in mano reggevano qualcosa che sembrava un pugnale; poi accorse altra gente, e trascinarono via la fanciulla che prima era vestita di bianco e ora invece aveva un abito azzurro. Ma non la trascinarono via subito: prima cantarono a lungo insieme a lei e soltanto dopo la trascinarono via, e dietro le quinte batterono tre volte contro qualcosa di metallico; poi tutti caddero in ginocchio e intonarono una preghiera. Queste azioni furono ripetutamente interrotte dalle grida d'entusiasmo degli spettatori.   
   Durante tutto questo, ogni volta che Nataša sbirciava verso il

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