parterre, vedeva Anatol' Kuragin che teneva un braccio posato sulla spalliera della poltrona e la fissava. Constatare che Anatol' era così attratto dalla sua persona le faceva piacere, e non le passava per la mente che in questo ci fosse alcunché di sconveniente.
Quando il secondo atto fu terminato, Hélène si alzò, si volse verso il palco dei Rostov (il suo seno era molto scoperto), chiamò a sé col ditino inguantato il vecchio conte e, senza lasciarsi udire dalle persone che erano entrate nel suo palco, cominciò a parlare con lui, accompagnando le parole con un sorriso affabile. «Vi prego, presentatemi le vostre deliziose figliole,» disse. «Tutta la città ne parla e io non le conosco ancora.»
Nataša si alzò e fece un inchino alla splendida contessa Bezuchova. Nataša era così lusingata dall'elogio di quella donna così bella e così brillante, che arrossì per la compiacenza.
«Voglio farmi moscovita anch'io,» disse Hélène. «Non vi vergognate a seppellire in campagna delle perle simili?»
La contessa Bezuchova godeva a buon diritto la reputazione di donna affascinante. Riusciva a dire ciò che non pensava, e soprattutto ad adulare con assoluta semplicità e completa naturalezza.
«No, caro conte, voi dovete permettermi di occuparmi delle vostre figliole. Purtroppo sono qui per poco tempo, e anche voi del resto. Cercherò di farle divertire. Anche a Pietroburgo avevo udito parlare molto di voi e avrei voluto conoscervi,» aggiunse poi, rivolgendosi a Nataša con quel suo sorriso bello e monotono. «Ho udito parlare di voi anche da Boris Drubeckoj. Sapete che si sposa? E mi ha parlato di voi anche un amico di mio marito, il principe Andrej Bolkonskij,» continuò, pronunciando quelle parole nel tono di chi conosceva i rapporti di Nataša con Andrej.