carrozza era pronta. Ella, avvolta nello scialle di gala che usava per recarsi in visita, si alzò con aria severa e annunciò che sarebbe andata dal principe Nikolaj Andreeviè Bolkonskij per avere con lui una spiegazione a proposito di Nataša.
Quando Mar'ja Dmitrievna era già uscita, dalle Rostov venne una sarta mandata da M.me Chalmé; e Nataša, dopo aver chiuso la porta della stanza adiacente al salone, molto contenta di quella distrazione si accinse a provare i nuovi vestiti. Mentre, dopo aver indossato un corsage che era solo imbastito e senza maniche, piegava la testa per vedere nello specchio come le ricadesse dietro, udì nel salotto il suono della voce animata di suo padre, e quello di un'altra voce, femminile, che la fece arrossire. Era la voce di Hélène. Nataša non fece in tempo a togliersi il corsage, che la porta si aprì e nella stanza entrò la contessa Bezuchova, raggiante di un sorriso benevolo e affettuoso. Indossava un abito di velluto viola scuro con un alto collo.
«Ah, ma délicieuse,» disse a Nataša che si era fatta rossa. «Charmante! No, mio caro conte, questa è una cosa inverosimile,» disse a Il'ja Andreiè che era entrato subito dopo di lei. «Come si fa a vivere a Mosca e a non andare in nessun posto? No, io non vi lascio in pace! Questa sera in casa mia M.lle Georges dà un saggio di declamazione. Avrò qualche ospite, e se voi non mi porterete anche le vostre vezzose figliole, che sono molto meglio di M.lle Georges, non vorrò più rivedervi. Mio marito non c'è, è andato a Tver', altrimenti avrei mandato lui a prendervi. Venite assolutamente, dopo le otto. Vi aspetto senza fallo.»
Fece un cenno col capo alla sarta, che conosceva e che le aveva fatto un'ossequiosa riverenza, poi sedette su una poltrona accanto allo specchio, lasciando pittorescamente ricadere le pieghe del suo abito di