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velluto. Non smetteva di chiacchierare in tono amabile e gaio, continuando a mostrarsi ammirata della bellezza di Nataša. Esaminò i suoi vestiti e li approvò; esaltò anche la bellezza del suo nuovo vestito en gaze métallique, che si era fatta mandare da Parigi, e consigliò a Nataša di farsene fare uno eguale.   
   «Del resto, a voi sta bene tutto, mia cara,» aggiunse.   
   Sul viso di Nataša non cessava di aleggiare un sorriso di compiacimento. Sotto le lodi di quella cara contessa Bezuchova, che prima le sembrava una signora così inaccessibile e importante e adesso si mostrava così affabile con lei, Nataša si sentiva felice e come rifiorita. Era diventata allegra e si sentì quasi entusiasta di quella donna così bella e così cordiale. Da parte sua, Hélène provava un sincero moto di ammirazione per Nataša e desiderava vederla contenta. Era stato Anatol' a chiederle di farlo incontrare con Nataša, e appunto per questo lei era venuta dai Rostov. L'idea di combinare l'incontro fra Nataša e suo fratello la divertiva.   
   Sebbene prima provasse una certa animosità per Nataša, che a Pietroburgo le aveva portato via Boris, ora se n'era scordata e, a modo suo, desiderava con tutto il cuore il suo bene. Quando si congedò dai Rostov chiamò in disparte la sua protégée.   
   «Ieri mio fratello ha pranzato da me. Ah, quanto abbiamo riso! Non ha mangiato nulla, non faceva che sospirare per voi, mia deliziosa. Il est fou, mais fou amoureux de vous, ma chère.»   
   Nell'udire queste parole, Nataša si fece di porpora.   
   «Come si fa rossa, come si fa rossa, ma délicieuse!» esclamò Hélène. «Venite, dovete assolutamente venire. Si vous aimez quelq'un, ma délicieuse, ce n'est pas une raison pour se cloîtrer. Si même vous êtes

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