Nataša guardava M.lle Georges, ma non udiva, non vedeva e non capiva nulla di ciò che stava accadendo di fronte a lei; si sentiva di nuovo immersa senza rimedio in quel mondo strano e insensato così lontano dal suo mondo di prima; in quel mondo nel quale non era chiaro cosa fosse bene e cosa fosse male, cosa fosse ragionevole e cosa fosse insensato. Dietro di lei sedeva Anatol' ed ella, percependo la sua vicinanza, attendeva timorosa che accadesse qualcosa.
Dopo il primo monologo tutta la compagnia si alzò e circondò entusiasta M.lle Georges.
«Com'è bella!» disse Nataša al padre che si era alzato insieme agli altri e si faceva largo fra la folla verso l'attrice.
«Guardando voi non posso pensare altrettanto,» disse Anatol' seguendo Nataša. Lo disse in un momento in cui lei sola poteva sentirlo. «Siete incantevole... dal momento che vi ho visto non ho cessato...»
«Suvvia, Nataša, andiamo,» disse il conte ritornando verso la figlia.
«Com'è bella!»
Nataša si avvicinò al padre senza dir nulla e lo guardò con occhi interrogativi e stupiti.
Dopo alcuni saggi di declamazione, M.lle Georges se ne andò ed Hélène fece passare i suoi ospiti nel salone.
Il conte avrebbe voluto andarsene, ma Hélène lo supplicò di non rovinare il suo ballo improvvisato. I Rostov rimasero. Anatol' invitò Nataša a un valzer e, ballando, mentre la stringeva alla vita, le disse che era ravissante e che lui l'amava. Durante un'écossaise, che ella ballò di nuovo insieme con lui, quando rimasero soli Anatol' non le disse nulla, accontentandosi di guardarla. Nataša si domandava dubbiosa se non avesse sognato ciò che lui le aveva detto durante il valzer. Alla fine della