sulle spalle. Pierre aveva ascoltato i discorsi del colonnello e annuiva con la testa, approvando.
«Ecco, questo sì che è bello,» disse.
«Un vero ussaro, il giovanotto,» gridò il colonnello picchiando di nuovo sulla tavola.
«Perché fate tanto chiasso? Di che cosa parlate?» echeggiò tutt'a un tratto attraverso la tavolata la voce di basso di Mar'ja Dmitrievna. «E tu che cos'hai da picchiare su tavolo?» aggiunse, rivolta all'ussaro, «con chi te la prendi? Credi di avere dei francesi davanti a te?»
«Io dico solo la verità,» replicò l'ussaro sorridendo.
«Sempre la guerra,» gridò il conte attraverso la tavola. «Mio figlio ci va, Mar'ja Dmitrievna, mio figlio parte!»
«Io ne ho quattro di figli, nell'esercito, eppure non me ne cruccio. Tutto avviene per volontà di Dio: magari te ne stai sdraiato sulla stufa e muori, e invece in battaglia Dio ti risparmia,» echeggiò sonora, senza sforzo per farsi sentire, la voce di Mar'ja Dmitrievna dall'altro capo della tavola.
«Sì, questo è vero.»
E la conversazione di nuovo si divise: quella delle signore a un capo della tavola, quella degli uomini al capo opposto.
«Tu però non glielo domandare,» diceva il fratellino minore a Nataša, «Tu però non glielo domandare!»
«Sì che glielo domando,» rispose Nataša.
Il suo volto all'improvviso si accese, esprimendo una decisione gaia e disperata. Si sollevò sulla sedia, e con lo sguardo invitò Pierre, che le sedeva di fronte, ad ascoltarla. Poi si rivolse alla madre.
«Mamma!» echeggiò per tutta la tavola la sua voce di petto di bambina.