barba. Portava un caffetano blu leggero, con la fodera di seta, che indossava sopra il pellicciotto.
Ora si fece il segno della croce davanti all'angolo delle icone, poi si avvicinò a Dolochov protendendo la sua piccola mano nera.
«A Fëdor Ivanoviè!» disse, facendo un inchino.
«Salve, fratello. Eccolo, c'è anche lui.»
«Buongiorno, eccellenza,» disse Balaga ad Anatol' che entrava in quel momento, e porse la mano anche a lui.
«Stammi a sentire, Balaga,...» esclamò Anatol, mettendogli le mani sulle spalle, «mi vuoi bene, sì o no? Adesso mi devi fare un gran servizio... Con quali cavalli sei venuto?»
«Come mi ha ordinato il vostro messaggero: con le vostre belve,» rispose Balaga.
«Allora ascolta: Balaga! Accoppali tutt'e tre, ma che in tre ore si arrivi, capito?»
«Se li accoppo con che cosa camminiamo?» disse Balaga ammiccando.
«Non scherzare, altrimenti ti spacco la faccia!» sbottò a un tratto a gridare Anatol', sbarrando gli occhi.
«Non scherzo mica,» rispose ridacchiando Balaga. «Mi sono forse mai risparmiato per i miei signori? Andremo al passo più veloce che i cavalli potranno reggere!»
«Così va bene,» disse Anatol'. «E ora, siediti.»
«Ma sì, siediti!» disse Dolochov.
«No, sto in piedi, Fëdor Ivanoviè.»
«Siediti; non far tante storie e bevi,» disse Anatol'. E gli versò un bicchiere colmo di Madera. Alla vista del vino gli occhi di Balaga si illuminarono. Dopo essersi schermito per pura cortesia, bevve e si asciugò