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essersi guardato nello specchio, si piantò nella stessa posa davanti a Dolochov e prese un bicchiere di vino.   
   «Ebbene, Fedja, addio; grazie di tutto, addio!» disse. «Cari compagni, amici...» rifletté un istante, «amici della mia giovinezza... addio,» aggiunse, rivolto a Makarin e agli altri.   
   Sebbene tutti costoro partissero con lui, evidentemente Anatol' voleva dir qualcosa di commovente e di solenne rivolgendosi così ai suoi compagni. Parlava lentamente e a voce alta, con il petto in fuori e flettendo un poco una gamba.   
   «Prendete tutti i bicchieri; anche tu, Balaga. Compagni, amici della mia giovinezza, abbiamo fatto baldoria, abbiamo vissuto... E ora, quando mai ci rivedremo? Vado all'estero. Abbiamo vissuto. Addio, ragazzi. Alla salute! Urrà!...» esclamò tracannando il suo bicchiere e scaraventandolo a terra.   
   «Salute a te!» disse Balaga, che a sua volta aveva bevuto il suo bicchiere e si asciugava la bocca col fazzoletto.   
   Makarin abbracciò Anatol' con le lacrime agli occhi.   
   «Ah, principe, quale tristezza separarmi da te!» disse.   
   «Andiamo, andiamo!» gridò Anatol'.   
   Balaga si mosse per uscire dalla stanza.   
   «No, aspetta,» disse Anatol'. «Chiudi la porta, bisogna sedersi. Ecco, si fa così.»   
   Chiusero le porte e tutti si misero a sedere.   
   «Be', adesso in marcia, ragazzi!» disse Anatol' alzandosi.   
   Il domestico Joseph porse ad Anatol' la bisaccia e la sciabola e tutti uscirono in anticamera.   
   «E la pelliccia dov'è?» domandò Dolochov. «Ehi, Ignatka! Va' da Matrëša

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