Rinuncio a dirti quanto sei colpevole, lo sai anche tu. Ma domani arriverà tuo padre e che cosa gli dirò? Eh?»
Il corpo di Nataša cominciò di nuovo a sussultare per i singhiozzi.
«Insomma, lo verrà a sapere; e verranno a saperlo anche tuo fratello e il tuo fidanzato!»
«Io non ho fidanzato, l'ho rifiutato,» gridò Nataša.
«Fa' lo stesso,» proseguì Mar'ja Dmitrievna. «Ebbene, se lo vengono a sapere, credi che lasceranno le cose a questo modo? Lui, tuo padre, lo conosco; è capace di sfidarlo a duello. Sarebbe una gran bella cosa, eh?»
«Ah, lasciatemi! Perché avete impedito tutto? Perché? Perché? Chi ve lo ha chiesto?» gridò Nataša sollevandosi sul divano e fissando con rabbia Mar'ja Dmitrievna.
«Ma che cosa diamine volevi?» gridò Mar'ja Dmitrievna, tornando a scaldarsi. «Eri forse chiusa a chiave? Chi gli impediva di venire in casa? Perché rapirti come una zingara qualsiasi? E se ti avesse portata con sé, cosa credi? Che non lo avrebbero rintracciato, tuo padre, tuo fratello o il tuo fidanzato? Ma lui è un mascalzone, un delinquente, ecco che cos'è!»
«Lui è meglio di tutti voi,» gridò Nataša risollevandosi. «Se voi non aveste impedito... Ah, Dio mio, che cosa è successo! Sonja, perché? Andate via!...»
E Nataša prese a singhiozzare con la disperazione con la quale si piangono soltanto i dolori dei quali ci si sente responsabili. Mar'ja Dmitrievna stava per riprendere il discorso, ma Nataša si mise a gridare:
«Andatevene, andatevene via, tutti; voi mi odiate, mi disprezzate!»
E tornò a gettarsi bocconi sul divano.
Mar'ja Dmitrievna continuò ancora per un poco a esortare Nataša,